I MONUMENTI DI PIENZA

Fulcro della struttura urbanistica di Pienza è Piazza Pio II concepita "a tavolino" per mettere in pratica le nascenti concezioni umaniste della società rinascimentale. In essa si affacciano tutti i principali monumenti, ricchi di soluzioni architettoniche innovative e di opere d'arte.

Nella celebre Domus Vitrea, costruita in stile rinascimentale nella facciata e in stile gotico all'interno, sono custodite tavole dipinte dai migliori pittori dell'epoca: Giovanni di Paolo, Matteo di Giovanni, il Vecchietta, Sano di Pietro; nell'abside il coro ligneo di stile gotico.
Nel piano sottostante l'abside, la chiesa di San Giovanni con il Battistero del Rossellino e la possibilità di visitare le suggestive "Gallerie del Duomo", sottofondazioni realizzate agli inizi del 1900 per consolidare la struttura del duomo.

Il Museo Diocesano, gia Museo della Cattedrale, recentemente e splendidamente allestito nel Palazzo Vescovile (Palazzo Borgia), conserva meravigliosi arazzi fiamminghi del secolo XV-XVI, suggestive tavole e sculture lignee di Bartolo di Fredi, del Vecchietta, del Maestro dell'Osservanza, corali miniati di Sano di Pietro e Pellegrino di Mariano, una croce in bosso minuziosamente scolpita (secolo XIV) ed il famoso Piviale di Pio II, rarissima opera inglese finemente lavorata in filigrana d'oro con oltre 150 figure ricamate.

Nel maestoso Palazzo Piccolomini, residenza papale, si trova oggi un altro museo, nel quale si possono visitare la sala d'armi, la camera da letto del Papa, la biblioteca ed il medagliere di Pio II e Pio III. Bellissimo il loggiato che si affaccia sul giardino pensile, uno dei primi in Europa nel suo genere.

Chiude sul lato est il Palazzo Civico, anch'esso realizzato dal Rossellino e perfettamente coerente con l'architettura della piazza: l'ampio loggiato a piano terra concorre con l'angolatura degli altri palazzi ad estendere l'altrimenti angusto spazio centrale.

Lungo il Corso Rossellino, nell'antica Chiesa di San Francesco si possono ammirare una tavola della scuola di Duccio Boninsegna, affreschi del secolo XIV e XV, una Madonna attribuita a Luca Signorelli e pitture di Matteo Balducci e Ugolino Lorenzetti.
Il Crocifisso ligneo del Maestro di San Pietro in Rosso è stato trasferito nel Museo Diocesano.

I Palazzi Ammannati, Gonzaga e del Cardinale Atrebatense, completano un tessuto urbano di grande fascino.

Da Via del Casello si gode la splendida vista sulla Val d'Orcia; nello sfondo il Monte Amiata che fa da cornice insieme alla Rocca di Radicofani (sulla sinistra) e al crinale su cui poggia Montalcino (sulla destra).

Lungo le vie del paese si possono scoprire angoli suggestivi e costruzioni di vario interesse: le "case nuove" di Pio II, quartiere realizzato per dare case alle famiglie trasferite per realizzare i palazzi papali; il Conservatorio San Carlo, antica fortezza trasformata in istituto religioso, attualmente ospita il centro convegni, la biblioteca e prossimamente il museo della città; il quartiere Gozzante, il più antico nucleo cittadino con piccole case realizzate sulla rupe di arenaria che si affaccia nella Val d'Orcia.

Nelle immediate vicinanze di Pienza, la Pieve di Corsignano, eccezionale esempio dell'arte romanica, un monumento affascinante ed essenziale per comprendere la storia e l'origine di Pienza. Vi si giunge in pochi minuti scendendo le strade delle Fonti.
Molto belli i due portali decorati, il campanile cilindrico e tutte le sculture che i tagliapietra dell'epoca hanno lasciato scolpito all'esterno e all'interno della chiesa. Interessante la minuscola cripta collocata sotto il presbiterio.
La Pieve si situa in un contesto naturale e paesaggistico di grande fascino.


MONTICCHIELLO

Visto da lontano Monticchiello è solo una torre che si innalza tozza e robusta, al sommo di un colle.
I resti delle sue formidabili mura e la sua porta medievale infatti si mostreranno chiaramente agli occhi del visitatore solamente quando questi sarà giunto quasi a ridosso del castello.
Le origini del borgo si perdono nel tempo.
Se volessimo ritenerlo di origine romana si potrebbe ipotizzare la sua appartenenza alla Gens Cloelia, facendo derivare il nome Monticchiello dal latino Mons Cloelii. Certo è che Monticchiello è compreso nell'elenco di castelli che nel 943 Lamberto Aldobrandeschi cede alla Badìa Amiatina.

Nel 1156 è donato a Papa Adriano IV in feudo dal Conte Paltonieri.
Il primo documento relativo al libero Comune di Monticchiello reca la data 1243.
Da questo momento inizia il periodo più fiorente e glorioso della storia di questo castello: termina la costruzione del Cassero, delle mura e della Chiesa; si sviluppano l'artigianato e il commercio; migliora l'agricoltura; aumenta la popolazione e maturano il senso comunitario e la coscienza civica.
Il Comune si da statuti in lingua volgare e il popolo prende parte attivamente alla vita politica facendo sentire la sua voce attraverso il "Consiglio di uno per famiglia".

La guerra franco-spagnola scoppiata verso la metà del 1500 segna il declino di Monticchiello e le strutture del Comune si logorano senza rinnovarsi finchè il 26 Giugno 1778 il Granduca Pietro Leopoldo decreta la soppressione e Monticchiello che viene posto sotto la giurisdizione del Comune di Pienza.
Il Risorgimento ha solo un'eco lontana.
Il valore e la tenacia della popolazione di Monticchiello torna a farsi particolarmente vivo nella primavera del 1944.
Il 6 Aprile il Dottor Chiurco, Prefetto di Siena durante la Repubblica fascista, sollecitato da una informazione giunta in Prefettura, decide di inviare a Monticchiello tutti gli uomini di cui disponeva (circa 450) per affrontare il piccolo ma forte gruppo di Partigiani accampati nei dintorni del paese. Dopo un lungo combattimento il reparto fascista fu costretto ad una precipitosa ritirata.
Il mattino seguente, all'alba, un reparto tedesco giunse a Monticchiello con il preciso ordine di rastrellare la zona e fucilare gli abitanti.
I soldati penetrarono nelle abitazioni prelevando la gente, che venne poi schierata davanti al muro fuori dalla porta del paese.
La strage fu evitata grazie all'intervento della signora tedesca Irma Angheben, moglie di un proprietario terriero di Monticchiello, aiutata dal Parroco Don Marino Torriti.
A ricordare l'evento il monumento realizzato da Emo Formichi.

Erede di un'antica e non dimenticata solidarietà è il Teatro Povero, segno più attuale e vistoso della vitalità del paese e della capacità della popolazione di ritrovarsi, "mettersi in piazza" e riaffermarsi, affrontando temi di grande attualità.

Visita il sito del Teatro Povero di Monticchiello.


IL CASTELLO DI SPEDALETTO

Sorge in mezzo alla valle sul fiume Orcia.
Nato nel XII secolo come ospedale per pellegrini, divenne successivamente una "grancia" dell'Ospedale di Santa Maria della Scala di Siena.
Le sue mura merlate racchiudono l'abitato ed una antica chiesetta adornata da un pregevole bassorilievo del Trecento.


SANT'ANNA IN CAMPRENA

A pochi chilometri da Pienza sorge questo monastero olivetano costruito sul primitivo fortilizio longobardo.
Nel refettorio si trova un bellissimo ciclo di affreschi, opera di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma


VAL D'ORCIA

Affacciandosi sulle mura che, alle spalle del Duomo e dei palazzi principali della piazza di Pio II, guardano verso sud-ovest, si può avere una visione complessiva della valle che da qui si riesce ad abbracciare con un solo sguardo.
Lo scenario si armonizza in una sua naturale simmetria che nasce da un punto di fuga ideale posta sulla cima del monte Amiata, sul quale sembra orientata anche l'architettura della piazza ed il volume medesimo del Duomo.
Le linee morbide delle colline si fondono fra loro senza creare interruzioni o asprezze, chiuse raramente nel grigio madreperla dei calanchi. II colore della terra e delle erbe si divide sulle colline per assumere toni ora contrapposti, ora sfumati, a seconda delle stagioni.
La vegetazione rada si infittisce lungo i fossi e forma, qua e là radure strette fra i colti.
Cipressini neri e grandi querci solitarie ricompongono la fuga delle crete in una certa armonia. In alto, laddove la linea collinare risale, si staccano profili oscuri di cipressaie e querceti insieme alle linee ordinate dei vigneti e al punteggiare argenteo degli olivi.
Scorrendo lo sguardo verso l'orizzonte, sulla sommità delle ultime colline spunta improvvisa la sagoma delle rocche e dei castellari.
Da sinistra a destra si distinguono gli agglomerati chiari di Monticchiello, Castiglioncello del Trinoro, Contignano, Radicofani, Campiglia, Castiglione e Rocca d'Orcia, Vignoni, San Quirico, Montalcino.

Castelli e rocche si specchiano nei guadi pigri dell'Orcia, che scorre in un lento disordine verso la Ripa; la Val d'Orcia chiude una vasta propaggine argillosa che inizia sulle colline senesi ed arriva fin qui senza interruzioni, variamente modellata da torrenti, frane, calanchi, mammelloni e biancane, in un continuo riannodarsi del paesaggio nel colore cinerino della creta.
La conduzione mezzadrile, la ripartizione del terreno in unità poderali, la presenza delle fattorie, costituiscono nel loro insieme un fattore determinante nella trasformazione del paesaggio. La presenza di vigne, olivi, alberi da frutto intorno alle case coloniche, il mantenimento delle superfici boschive e dei calanchi, la conservazione di siepi divisorie, sentieri, verde segnaletico.
Ciò ovviamente conferiva al paesaggio un aspetto diverso da quello attuale e all'osservatore attento non possono sfuggire, osservando la valle, i segni di un passato recente.

Per maggiori informazioni visita il sito del Parco della Val d'Orcia.